Riemergo dopo un travolgente bagno di relazioni e pensieri dalla due giorni di Once Upon a Place 2025 a Ghilarza: tema centrale del festival la narrazione come strumento per valorizzare i luoghi e trasformarli in destinazioni turistiche per il tramite del potere delle storie nel marketing territoriale.

Ghilarza per due giorni è stato ciò che tanti di noi sardi (che lavorano nel marketing, nella comunicazione e nel turismo) vivono nella penisola e all’estero quando partecipiamo ai festival o eventi: una occasione imperdibile per ascoltare, ispirarsi, imparare, conoscere.

Conoscere soprattutto storie, esperienze e persone, perché le relazioni che si attivano ascoltandole sul palco e dalle poltrone del pubblico, nei momenti conviviali e nelle pause diventano quel valore aggiunto che rimane scolpito nel cuore.

Ecco, OUAP2025 è stato magnifico quanto lo può essere un incipit di occasioni di crescita e conoscenza, un manuale di umanità e senso, un trattato di sentimento e una poesia di rara bellezza.

Ho avuto il raro privilegio di conoscere persone solo sfiorate dagli strumenti digitali e trasformarle in abbracci sinceri e risate fragorose, trascorrere del tempo con chi ti segue da tanti anni ma non ha mai avuto l’occasione di dare un volto a quello sfuggente avatar, scambiare esperienze, stringere contatti, amare il tempo trascorso a conoscersi.

E anche demolire quei preconcetti che si maturano su certe persone finché non si sciolgono con le prime parole.

Parliamoci, ascoltiamoci, cresciamo insieme.

Trovarsi con Gaia Provvedi e Filippo Giustini come con due amici di lunga data sono regali preziosi che riscaldano il cuore, abbracciarsi dopo 16 anni di frequentazioni e stima digitali con Riccardo Scandellari, emozione pura.

Conoscere il meraviglioso mondo e l’umanità di Daniela Bavuso che in compagnia di Mario Paffi ho avuto il privilegio di ascoltare raccontare le loro appassionanti storie.

La preziosa e ormai indispensabile Jessica Cani, la sorprendente Lucia Tucci, la finalmente incontrata Irene Bosu, Giovanni Antonio Sanna, la grooveggiante presenza di Martina Benoni e RadioX e i tanti amici (sto dimenticandone duecento, almeno) che sopra il palco e nelle conversazioni off sono state confronto e conforto indispensabile.

Ritrovarsi poi con Roberta Garibaldi ed Emma Taveri con le quali abbiamo condiviso tanti momenti negli incontri sul turismo e qui scoprirci sempre appassionati e desiderosi di veder cambiare la nostra nazione.

E poi i contenuti anche fuori dalla zona di comfort, come Pablo Trincia e Caterina Orlandi (un momento di grande interesse su come costruire una storia che presto vi racconterò meglio) o Fabio Viola visionario e indispensabile amico di mondi immaginati sul suo visionario mondo immaginario.

Sentirsi insomma parte di una comunità di intenti più che di interessi, per migliorare il mondo complesso e spesso spaventoso che viviamo cercando di capirlo insieme, magari con un sorriso e una vicinanza umana in questi tempi di derive tecnocratiche. Ecco, il bagno di umanità e di pensiero vissuto a Ghilarza è stato un regalo prezioso che stavo dimenticando quanto fosse vitale.

Tutto questo ha un nome, una visione e la competenza e passione e si chiama Maurizio Orgiana, eclettico e pragmatico regista di un progetto e di un team creato per costruire valore per gli altri in un’isola che non ha mai amato i progetti generosi.

Ecco, voglio dirlo senza mezzi termini: è stato imbarazzante e irritante non vedere alcun amministratore locale e regionale, operatori turistici e associazioni, se non quelli illuminati e attenti a un mondo che non è solo presenza funzionale a un finanziamento o presenza obbligatoria per non offendere politici e associazioni di categoria.

Una politica ma anche un tessuto imprenditoriale e professionale che in pieno stile moderno ha smesso di farsi domande e continua a erogare risposte inutili se non per auto sostenersi e perpetuare modelli anacronistici e offensivi.

E il colpo al cuore finale è stata la notizia (data da Maurizio a fine evento) che il prossimo anno traslocheranno a Gallipoli non perché sia andato a venderlo porta a porta ma perché una politica attenta (la loro) non regala i pezzi pregiati ma li cerca e poi li tiene, li valorizza e prova a farli crescere insieme.

Un’isola (la nostra) dal talento innegabile nel protestare contro nemici invisibili e stranieri ma timida se non vigliacca nel non dire nulla per quelle risorse che vanno via, prima fra tutti quei giovani che hanno sempre meno motivi per confrontarsi e crescere se non scappando da queste disgraziate sponde di avvilente miopia sul futuro.

Mi perdonerà Maurizio se ho sprecato parole non per raccontare la bellezza di chi c’era, soprattutto di quei ragazzi (veri e quelli che si sentono ancora tali) felici di vivere nel loro territorio considerato marginale due giorni insieme a relatori, pensieri, festa e amicizia che altrimenti non avrebbero mai visto.

Per non aver raccontato la gioia di amici che hanno girato il mondo ma che sono rimasti rapiti passeggiando nella nostra storia nuragica.

Per non aver colto l’orgoglio di un ferrarese che mostra la sua tessera degli Amici di Antonio Gramsci.

Per non aver mostrato la musica magnifica ascoltata il primo giorno e la pirotecnica e impeccabile conduzione di Alessandro.

Per non aver reso giustizia ai momento conviviali dove tra ottimo cibo e vino abbiamo fatto ciò che ci riesce meglio, essere umani.

Per non avere raccontato gli interventi presentati che mi hanno lasciato solchi profondi di ragionamento e che già oggi mi hanno migliorato ( e che racconterò con dovizia di particolari a tempo debito e dopo che mi passerà la rabbia, promesso).

Ecco, Maurizio, io ti dico solo grazie.

Grazie per avermi tolto un po’ di fango da sotto i piedi per riprendere a camminare sulla nostra terra leggero facendomi domande.

Ma anche grazie per il macigno che mi lasci, perché insieme alla felicità per la tua gratificazione professionale mi rimane la rabbia per l’ennesima occasione perduta di un’isola che forse un tempo voleva crescere, oggi vuole solo morire lentamente.

Una rabbia che proverò a trasformare in civile e tignosa protesta per fare in modo che il tuo progetto e quelli che meritano non siano costretti a gettare la spugna perché non hanno l’appeal di un grande evento, di una fiera o almeno di di una sagra o l’attenzione regalata da enti o fondazioni che fanno da padrini e talvolta da padroni.

Una rabbia che spero possa presto essere trasformata in un sorriso e un abbraccio nella nostra terra a costruire magari insieme valore e futuro.

Grazie, di cuore (ovviamente blu 💙)

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insopportabile

Ne ho le scatole piene, ma con eleganza.

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